lunedì 9 ottobre 2017

STALKING: Confidiamo in una riforma della riforma. Subito.



Succede a Torino che un uomo di 39 anni, denunciato per “atti persecutori” per aver inseguito, per
due mesi!, una ragazza di 24 anni, “ovunque lei si recasse” (come si legge negli atti giudiziari), sia
stato rinviato a giudizio.
Succede che l’imputato, durante l’udienza di rito abbreviato, abbia offerto 1.500 euro come risarcimento del danno.
Succede che, nonostante la parte lesa abbia rifiutato, il GUP abbia ritenuto la cifra “congrua”, abbia disposto il deposito della somma su un libretto intestato alla donna e abbia dichiarato sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162-ter del codice penale.

Il reato è estinto, lo stalker è libero, la parte lesa è doppiamente vittima, dello stalker prima e del
sistema legislativo e giudiziario poi. Il Giudice ha applicato una legge, che, va detto, è decisamente
una "cattiva" legge.

L'art. 162-ter del codice penale, introdotto con legge n. 103 del 2017, prevede che "nei casi di
procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la
persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente (...) il danno cagionato dal reato,
mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o
pericolose del reato”. Tra i reati procedibili a querela soggetta a remissione rientrano anche alcune
ipotesi di stalking, alle quali si estende, dunque, la nuova causa di estinzione del reato per condotte
riparatorie.
È inoltre previsto che il risarcimento possa essere sostituito dall’offerta reale formulata
dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della
somma offerta a tale titolo.
La sentenza del tribunale di Torino, emessa giusto qualche giorno fa, è la prima applicazione pratica
di tale riforma al reato di stalking. Reato estinto per aver l’imputato pagato una somma pari a 1.500
euro, indipendentemente dalla volontà contraria della vittima.
Forse non è chiara la gravità della pronuncia e per questo ricordiamo che, con l’introduzione del
reato di stalking nel 2009, si è finalmente cercato di dare una risposta sanzionatoria appropriata a
condotte che, fino a quel momento, venivano inquadrate nei meno gravi delitti di minaccia, violenza
privata o nella contravvenzione di molestie. Fattispecie, queste, che si sono dimostrate spesso
inidonee a fornire una tutela adeguata a fronte di condotte che presentano un coefficiente di gravità
maggiore, sia per la reiterazione degli atti persecutori, sia per la loro incidenza negativa sulla sfera
privata e familiare della vittima. La riforma del 2009 ha cercato, pertanto, di consentire un
intervento efficace, anche sotto il profilo cautelare e di tutela della vittima, nei confronti di condotte
volte a controllare e a limitare la libertà della persona messe in atto solitamente da partner o ex
partner, condotte di solito prodromiche rispetto a fatti più gravi quali aggressioni sessuali o
femminicidi.

Possibile, allora, che qualche mese fa si sia introdotta la possibilità di estinguere alcune ipotesi di
stalking con il pagamento di una somma pecuniaria? Ebbene sì.

Senza alcuna rilevanza della volontà della parte lesa? Ebbene sì.

In un Paese in cui ogni tre giorni viene uccisa una donna? Ebbene sì.

Quanto valgono la sofferenza di una donna, la limitazione della sua libertà, la sua vergogna, la sua
paura, la compromissione delle sue abitudini di vita? Più o meno 1.500 euro, a quanto pare.

Confidiamo in una riforma della riforma. Subito.

(Cristiana Sani)


Sophia, per Cristina Biagi e tutte le donne vittime di femminicidio.

Ieri, 8 Ottobre 2017, in Piazza Aranci a Massa è stata inaugurata SOPHIA, un'importante scultura in memoria di Cristina Biagi e tutte le donne vittime del femminicidio. 
Un luogo che si fa simbolo, spazio di riflessione sul tema della violenza sulle donne e messo a disposizione di tutta la città. 
Grazie ad Alessio Biagi e alla sua Associazione culturale VIVA!




Una grande opportunità di crescita. Il Convegno "La Violenza sulle donne e sui loro minori".

Il Convegno " La violenza sulle donne e sui loro minori: profilo sanitario, legale e sociale." è stato un grande successo e un momento di grande spessore formativo ed informativo. 
Nella sala strapiena vi erano rappresentanti di ogni ordine professionale e cittadine e cittadini interessate/i al tema. Una varietà meravigliosa per una grande opportunità di crescita e consolidamento delle reti a protezione delle donne e dei minori che subiscono la violenza.



E' stata una giornata intensa e ricca di soddisfazioni.
Vorremmo ringraziare prima di tutto i relatori e le relatrici intervenute per i loro preziosi interventi ricchi di spunti di riflessione. Poi vorremmo ringraziare tutte le partecipanti e i partecipanti e infine il comitato organizzativo:
Per Associazione A.R.P.a
Dott.sse Francesca Rivieri, Erika Balestri, Rossana Tognoni, Cristiana Sani, Ilaria Tarabella, Laura Del Mancino, Alessandra Cozzi, Francesca Ciotti, Marina Amadei, Maria Luisa Sacchelli, Valentina Bertanelli, Elisabetta Ferrante e tutte le operatrici del Centro Antiviolenza D.U.N.A.
Per Direzione Medica di PresidioDott.sse Susanna Salvetti, Anna Pedrini, Michela Zanetti, Luana Bondielli
Per Comune di Massa
Dott.ssa Elena Mosti, Prof. Alessandro Volpi e Dott. Giovanni Rutili












martedì 3 ottobre 2017

Comunicato stampa del 02/10/2017

COMUNICATO STAMPA DEL 2 OTTOBRE 2017




Massa 02 ottobre 2017 - Venerdì 6 ottobre si terrà presso l'Auditorium dell'Ospedale Apuane un Convegno dedicato alla violenza di genere in cui si lavorerà per indagare il tema della violenza sulle donne e sui minori dal punto di vista legale, sociale e sanitario. Il convegno vuole essere un momento di incontro e confronto sul tema e prevede anche, in tal senso, tavoli di lavoro tematici pomeridiani. "Siamo felici di aver partecipato all'organizzazione dell'evento come Direzione Medica di Presidio e Psicologia Ospedaliera insieme all'associazione A.R.Pa. e al Comune di Massa che ha dato il patrocinio per la manifestazione" dichiara il Dott.Giuliano Biselli Direttore dell'Ospedale.
Ad oggi, ultimo giorno di iscrizioni, ci sono giunte 160 richieste di cui abbiamo potuto accoglierne solo 94 per motivi di sicurezza della sala. Viste le numerose richieste il Convegno verrà registrato e sarà reso disponibile sui canali web dell'associazione A.R.Pa.
"Questo ci fa ben sperare circa l'interesse al tema da parte di tutti i soggetti della rete Interistituzionale territoriale. A questo proposito abbiamo deciso di proporre, alle persone che interverranno, dei tavoli di lavoro tematici che inizieranno nel pomeriggio in cui sarà possibile confrontarsi, in maniera pratica, su casi ideali ma possibili." dichiara la Avv. Laura Del Mancino Presidente dell'Associazione A.R.Pa. I tavoli sono due: legale, moderato dalle Avvocate Laura del Mancino ed Elisa Forfori e socio-sanitario moderato dalla Psicologa e Psicoterapeuta Erika Balestri e dall'Assistente sociale Rossana Tognoni.
"Un appuntamento importante e di urgente attualità al quale parteciperò non solo come Assessora alle Pari Opportunità, ma anche come uditrice poichè l'amministrazione ha appoggiato questo progetto con molto entusiasmo fin dall'inizio" dichiara Elena Mosti Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Massa.

Comitato organizzativo:
Per Direzione Medica di Presidio
Dott.sse Susanna Salvetti, Anna Pedrini, Michela Zanetti, Luana Bondielli
Per Associazione A.R.Pa.
Dott.sse Francesca Rivieri, Erika Balestri, Rossana Tognoni, Cristiana Sani, Ilaria Tarabella, Laura Del Mancino, Alessandra Cozzi, Francesca Ciotti, Marina Amadei, Maria Luisa Sacchelli, Valentina Bertanelli
Per il Comune di Massa
Dott.ssa Elena Mosti, Prof. Alessandro Volpi

Nota sui relatori
Dott.ssa Roberta Luberti Psicoterapeuta CISMAI - Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'infanzia
Medica chirurga, psicoterapeuta, diplomata in ecografia internistica.
È tra le socie fondatrici, nel 1991, dell’Associazione Artemisia di Firenze contro la violenza su donne e minori, presso cui è stata responsabile del settore minori dal 1991 al 1998.
Dal 1998 al 2008 è stata membro del Tavolo Permanente contro l’abuso e il maltrattamento sui minori, istituito a Firenze. Dal 1997 al 2010 ha fatto parte del Comitato direttivo del CISMAI, di cui è stata Presidente dal 2004 al 2008.
In qualità di Presidente, è stata anche membro dell’Osservatorio Nazionale per l’infanzia.
Dal 2004 al 2008 è nella direzione scientifica del progetto di ricerca sulla violenza assistita - “Witnessing violence. The perception of operators and children”- organizzata in seno all’Unione Europea. Dal 2013 ad oggi svolge, altresì, attività di supervisione sui casi di maltrattamenti e abusi su donne e minori presso il Centro Antiviolenza GEA di Bolzano.
Negli anni è stata più volte impegnata in vari gruppi di lavoro, organizzati per la stesura di importantidocumenti in tema di violenza su minori, tra cui la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il Documento sui requisiti minimi degli interventi in caso di violenza assistita dai minori in ambito familiare.
Tra le recenti pubblicazioni in materia, si ricordano “La violenza all’infanzia: conseguenze a breve e a lungo termine” del 2008 e “Intervista. Violenza assistita. Danni collaterali” del 2012.

Dott.ssa Alessandra Conforti Pm Procura Massa Carrara
PM pool procura di Massa Carrara, facente parte della task force contro la violenza sulle donne e fasce deboli coordinata dalla Prefettura di Massa Carrara

Dott. Fabio Roia Giudice del Tribunale di Milano
Magistrato dal 1986, inizialmente con funzione requirente, dal 2010 con funzione giudicante.
Dal 1991 è stato creato un pool, di cui il dott. Roia ha fatto parte, presso la Procura di Milano per reati contro la famiglia, in particolare per forme di abuso e di maltrattamenti, con creazione di conseguenti nuove forme di intervento istituzionale a livello di polizia giudiziaria.
Nel 2006 è stato eletto componente del Consiglio Superiore della Magistratura per la consiliatura 2006-2010. Tra le molte pratiche trattate, si segnala, in particolar modo, l’attività svolta in Sesta Commissione nelComitato Pari Opportunità.
Nel 2010 è stato ricollocato in ruolo al Tribunale di Milano, con assegnazione alla Nona Sezione Penale,competente per i reati in danno dei c.d. soggetti deboli, tra cui violenza sessuale intrafamiliare e non, maltrattamenti in famiglia, stalking, circonvenzione di incapaci.
Da giugno 2014 è Presidente di Sezione destinato alla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione. Molto ha scritto e molto ha parlato di violenza di genere e violenza sui minori.
Su tali tematiche, si segnalano molteplici incarichi universitari nonché di formazione per la Polizia di Stato. Di recente, ha pubblicato un manuale “Strategie efficaci per il contrasto ai maltrattamenti e allo stalking. Aspetti giuridici e criminologici”, in collaborazione con la dott. Baldry. Stalking, abusi sessuali su minori, violenza sessuale, violenza assistita e maltrattamenti sono anche stati argomento di articoli pubblicati su riviste scientifiche. In ambito pubblicistico, collabora con diversi quotidiani nazionali e con il blog de “Il Corriere della Sera”, “La 27esima ora”. Ha partecipato a numerosi progetti comunitari in materia di linee guida per l’intervento giudiziario in tema di violenza domestica.

Dott.ssa Manuela Ulivi Avvocata CADMI, Ass. D.i.r.e.
Avvocata dal 1990, specializzata in diritto di famiglia e minorile.
Assiste, in particolare, donne con problemi di maltrattamenti familiari ed extrafamiliari nei procedimenti civili e penali che le riguardano. Dal 1999 iscritta all’AIAF – Associazione di Avvocat* per il diritto di famiglia. Dal 1991 ad oggi sviluppa esperienza all’interno del Centro di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano, di cui diventa Presidente nel 2011.
Dal 2008 al 2014 coordina la rete nazionale delle Avvocate dei Centri Antiviolenza aderenti a D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza, prima associazione nazionale) e si occupa della loro formazione in tema di violenza e di mobbing familiare, nonché, sempre fino al 2014, collabora allo “Sportello Donna” per fornire informazioni legali sul tema del diritto di famiglia.
Molteplici i suoi interventi anche in sede politico/ istituzionale sul tema della violenza di genere.
Nel 2001 collabora con alcune parlamentari per la redazione della legge n. 154 del 2001
sull’allontanamento del violento dalla casa familiare; nel 2008 redige un dossier in cui denuncia le problematiche incontrate dalla donna nella richiesta di applicazione delle leggi per la loro tutela da rapporti violenti; nel 2009 inizia una collaborazione, durata tre anni, per la stesura dell’iniziativa di legge popolare per l’approvazione in Regione Lombardia di una legge a sostegno dei Centri Antiviolenza. Oltre a partecipare, in qualità di relatrice, a seminari, convegni, incontri di formazione essenziali per il costante dibattito sul tema della violenza di genere, dal 2004 ha fondato e fa parte di un laboratorio giuridico per riflettere in modo critico sulle questioni del diritto di famiglia, analizzando legislazione e giurisprudenza, ma anche ambiti diversi come quello psicologico, sociologico, criminologico, storico.
Di particolare rilievo, nel 2006, il suo ruolo nel dibattito circa la necessita di introdurre nel nostroordinamento il reato di atti persecutori (stalking).

Dott.ssa Vittoria Doretti Direttora ff UOC promozione ed etica della salute Toscana Sud Est Responsabile Rete Codice Rosa Regione Toscana
Dirigente medica, responsabile Task Force Codice Rosa Asl 9.
Laureata in medicina e chirurgia dal 1985, da anni si occupa di violenza di genere presso vari gruppi di coordinamento creati, sia a livello di ASL sia a livello di amministrazione regionale, con il fine di predisporre azioni per la prevenzione e per l’assistenza alle vittime di violenza di genere. Nel 2007 viene eletta Presidente della Commissione Parità e Pari Opportunità del Comune di Grosseto. Nel 2009 le vengono conferiti, presso la ASL9, gli incarichi di coordinatrice del Progetto “SOS donna”, nonché di responsabile del Centro di Coordinamento aziendale per le vittime di violenza. Dal 2010 dirige la fase sperimentale per il “Progetto Codice Rosa”, a tutela delle donne vittime di violenza di genere, ed è responsabile della Task Force Interistituzionale che viene costituita dalla Procura di Grosseto per il contrasto a tale forma di violenza. Nel giugno 2011 il Codice Rosa diviene progetto regionale e, in tale fase, la dott.ssa Doretti è referente scientifica e membro del gruppo di lavoro regionale. Nel corso del 2013, più volte viene convocata, “quale Consulente Esperta”, in tavoli di lavoro nazionali con
vari ministeri sul tema del femminicidio e della violenza domestica e partecipa alla stesura del Piano Nazionale Contro la Violenza di Genere. Relatrice in numerosi convegni pubblici a livello nazionale in tema di violenza di genere, è, altresì, responsabile e docente di oltre 400 corsi di formazione di base a livello aziendale, regionale e nazionale, per operatori socio-sanitari, Forze dell’Ordine, personale amministrativo, insegnanti, studenti, farmacisti e in varie facoltà universitarie. È coautrice del libro “Codice Rosa. Il magico Effetto Domino”, che narra la storia della Task Force, descrive alcuni casi seguiti e illustra i dati dei primi 18 mesi di attività.

Dott.ssa Patrizia Vannucci - Referente Codice Rosa ASL Massa Carrara
Dal 1995 è Dirigente, dal 2006 referente, dal 2008 responsabile dell’ U.O. Pronto Soccorso presso la AUSL di Carrara. Negli anni ha partecipato, in qualità di docente, a molteplici corsi di aggiornamento anche sul tema della violenza di genere e dal 2009 è responsabile del progetto ASL 1 per contrastare tale fenomeno. Ha, inoltre, partecipato, quale relatrice, a vari convegni sia sul tema della violenza di genere, sia sul tema della violenza contro i minori.
Attualmente è referente del Codice Rosa presso il Pronto Soccorso Ospedale Apuano.

lunedì 2 ottobre 2017

A pochi giorni dal convegno "La violenza sulle donne e sui loro minori:profilo sanitario, legale e sociale".

Mancano pochi giorni al convegno del 6 Ottobre "La violenza sulle donne e sui loro minori:profilo sanitario, legale e sociale." che si terrà presso l'Auditorium dell'Ospedale Apuane a Massa.

Abbiamo ricevuto più di 160 richieste di iscrizione e purtroppo per motivi di sicurezza abbiamo potuto accettarne 94. Siamo orgogliose di tanto interesse e dunque questo sarà solo il primo tra i tanti incontri che organizzeremo sul tema.

Preziosa la collaborazione del team dell'Ospedale ed il patrocinio del Comune di Massa.

Conferenza Stampa del 02/10/17 di presentazione del Convegno 
Vi presentiamo le/i nostre/i relatrici/ori:

ROBERTA LUBERTI
Medica chirurga, psicoterapeuta, diplomata in ecografia internistica.
Rilevante il suo ruolo ai fini della tutela delle donne che subiscono violenza di genere e dei loro minori, sia per l’attività svolta nei Centri Antiviolenza, sia per l’attività di pubblicazione, supervisione, formazione, direzione e coordinamento in tali ambiti.
È tra le socie fondatrici, nel 1991, dell’Associazione Artemisia di Firenze contro la violenza su donne e minori, presso cui è stata responsabile del settore minori dal 1991 al 1998.
Dal 1998 al 2008 è stata membro del Tavolo Permanente contro l’abuso e il maltrattamento sui minori, istituito a Firenze.
Dal 1997 al 2010 ha fatto parte del Comitato direttivo del CISMAI, di cui è stata Presidente dal 2004 al 2008. In qualità di Presidente, è stata anche membro dell’Osservatorio Nazionale per l’infanzia.
Dal 2004 al 2008 è nella direzione scientifica del progetto di ricerca sulla violenza assistita - “Witnessing violence. The perception of operators and children”- organizzata in seno all’Unione Europea.
Dal 2013 ad oggi svolge, altresì, attività di supervisione sui casi di maltrattamenti e abusi su donne e minori presso il Centro Antiviolenza GEA di Bolzano.
Negli anni è stata più volte impegnata in vari gruppi di lavoro, organizzati per la stesura di importanti documenti in tema di violenza su minori, tra cui la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il Documento sui requisiti minimi degli interventi in caso di violenza assistita dai minori in ambito familiare.
Tra le recenti pubblicazioni in materia, si ricordano “La violenza all’infanzia: conseguenze a breve e a lungo termine” del 2008 e “Intervista. Violenza assistita. Danni collaterali” del 2012.


FABIO ROIA
Magistrato dal 1986, inizialmente con funzione requirente, dal 2010 con funzione giudicante.
Dal 1987 è Giudice presso il Tribunale di Monza, 1989 sostituto procuratore presso la Pretura Circondariale di Milano e dal 1999 presso il Tribunale di Milano. In qualità di PM, si occupa principalmente di tematiche connesse alla responsabilità per colpa professionale, ai fenomeni legati all’immigrazione clandestina e ai reati commessi nei confronti dei c.d. soggetti deboli. Dal 1991 è stato creato un pool, di cui il dott. Roia ha fatto parte, presso la Procura di Milano per reati contro la famiglia, in particolare per forme di abuso e di maltrattamenti, con creazione di conseguenti nuove forme di intervento istituzionale a livello di polizia giudiziaria.
Nel 2006 è stato eletto componente del Consiglio Superiore della Magistratura per la consiliatura 2006-2010. Tra le molte pratiche trattate, si segnala, in particolar modo, l’attività svolta in Sesta Commissione nel Comitato Pari Opportunità.
Nel 2010 è stato ricollocato in ruolo al Tribunale di Milano, con assegnazione alla Nona Sezione Penale, competente per i reati in danno dei c.d. soggetti deboli, tra cui violenza sessuale intrafamiliare e non, maltrattamenti in famiglia, stalking, circonvenzione di incapaci.
Da giugno 2014 è Presidente di Sezione destinato alla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione.
Molto ha scritto e molto ha parlato di violenza di genere e violenza sui minori.
Su tali tematiche, si segnalano molteplici incarichi universitari nonché di formazione per la Polizia di Stato.
Di recente, ha pubblicato un manuale “Strategie efficaci per il contrasto ai maltrattamenti e allo stalking. Aspetti giuridici e criminologici”, in collaborazione con la dott. Baldry.
Staliking, abusi sessuali su minori, violenza sessuale, violenza assistita e maltrattamenti sono anche stati argomento di articoli pubblicati su riviste scientifiche. In ambito pubblicistico, collabora con diversi quotidiani nazionali e con il blog de “Il Corriere della Sera”, “La 27esima ora”.
Ha partecipato a numerosi progetti comunitari in materia di linee guida per l’intervento giudiziario in tema di violenza domestica.


MANUELA ULIVI
Avvocata dal 1990, specializzata in diritto di famiglia e minorile.
Assiste, in particolare, donne con problemi di maltrattamenti familiari ed extrafamiliari nei procedimenti civili e penali che le riguardano. Dal 1999 iscritta all’AIAF – Associazione di Avvocat* per il diritto di famiglia.
Dal 1991 ad oggi sviluppa esperienza all’interno del Centro di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano, di cui diventa Presidente nel 2011.
Dal 2008 al 2014 coordina la rete nazionale delle Avvocate dei Centri Antiviolenza aderenti a D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza, prima associazione nazionale) e si occupa della loro formazione in tema di violenza e di mobbing familiare, nonché, sempre fino al 2014, collabora allo “Sportello Donna” per fornire
informazioni legali sul tema del diritto di famiglia.
Molteplici i suoi interventi anche in sede politico/ istituzionale sul tema della violenza di genere.
Nel 2001 collabora con alcune parlamentari per la redazione della legge n. 154 del 2001 sull’allontanamento del violento dalla casa familiare; nel 2008 redige un dossier in cui denuncia le problematiche incontrate dalla donna nella richiesta di applicazione delle leggi per la loro tutela da rapporti violenti; nel 2009 inizia una collaborazione, durata tre anni, per la stesura dell’iniziativa di legge popolare per l’approvazione in Regione Lombardia di una legge a sostegno dei Centri Antiviolenza.
Oltre a partecipare, in qualità di relatrice, a seminari, convegni, incontri di formazione essenziali per il costante dibattito sul tema della violenza di genere, dal 2004 ha fondato e fa parte di un laboratorio giuridico per riflettere in modo critico sulle questioni del diritto di famiglia, analizzando legislazione e giurisprudenza, ma anche ambiti diversi come quello psicologico, sociologico, criminologico, storico.
Di particolare rilievo, nel 2006, il suo ruolo nel dibattito circa la necessita di introdurre nel nostro ordinamento il reato di atti persecutori (stalking).


VITTORIA DORETTI
Dirigente medica, responsabile Task Force Codice Rosa Asl 9.
Laureata in medicina e chirurgia dal 1985, da anni si occupa di violenza di genere presso vari gruppi di coordinamento creati, sia a livello di ASL sia a livello di amministrazione regionale, con il fine di predisporre azioni per la prevenzione e per l’assistenza alle vittime di violenza di genere.
Nel 2007 viene eletta Presidente della Commissione Parità e Pari Opportunità del Comune di Grosseto.
Nel 2009 le vengono conferiti, presso la ASL9, gli incarichi di coordinatrice del Progetto “SOS donna”, nonché di responsabile del Centro di Coordinamento aziendale per le vittime di violenza.
Dal 2010 dirige la fase sperimentale per il “Progetto Codice Rosa”, a tutela delle donne vittime di violenza di genere, ed è responsabile della Task Force Interistituzionale che viene costituita dalla Procura di Grosseto per il contrasto a tale forma di violenza. Nel giugno 2011 il Codice Rosa diviene progetto regionale e, in tale fase, la dott.ssa Doretti è referente scientifica e membro del gruppo di lavoro regionale.
Nel corso del 2013, più volte viene convocata, “quale Consulente Esperta”, in tavoli di lavoro nazionali con vari ministeri sul tema del femminicidio e della violenza domestica e partecipa alla stesura del Piano Nazionale Contro la Violenza di Genere.
Relatrice in numerosi convegni pubblici a livello nazionale in tema di violenza di genere, è, altresì, responsabile e docente di oltre 400 corsi di formazione di base a livello aziendale, regionale e nazionale, per operatori socio-sanitari, Forze dell’Ordine, personale amministrativo, insegnanti, studenti, farmacisti e in varie facoltà universitarie.
È coautrice del libro “Codice Rosa. Il magico Effetto Domino”, che narra la storia della Task Force, descrive alcuni casi seguiti e illustra i dati dei primi 18 mesi di attività.


PATRIZIA VANNUCCI
Si laurea in Medicina nel 1985 presso l’Università degli Studi di Pisa, ottenendo nello stesso anno l’abilitazione all’esercizio professionale di medico-chirurgo.
Nel 1994 si specializza in chirurgia generale presso l’Università degli Studi di Parma.
Inizia a svolgere attività professionale a partire dal 1993, diventando anche Dirigente Medico U.O.
Chirurgia Generale presso la AUSL di Carrara.
Dal 1995 è Dirigente, dal 2006 referente, dal 2008 responsabile dell’ U.O. Pronto Soccorso presso la AUSL di Carrara.
Negli anni ha partecipato, in qualità di docente, a molteplici corsi di aggiornamento anche sul tema della violenza di genere e dal 2009 è responsabile del progetto ASL 1 per contrastare tale
fenomeno. Ha, inoltre, partecipato, quale relatrice, a vari convegni sia sul tema della violenza di genere, sia sul tema della violenza contro i minori.
Attualmente è referente del Codice Rosa presso il Pronto Soccorso Ospedale Apuano.


ALESSANDRA CONFORTI
PM della Procura di Massa Carrara a capo del pool di magistrati contro la violenza di genere e fasce deboli della provincia. Coordina la Task Force contro la violenza di genere della Prefettura di Massa Carrara.



mercoledì 6 settembre 2017

Convegno -La violenza sulle donne e sui loro minori- 6 Ottobre 2017, Auditorium Ospedale Apuano-Massa


Programma
La violenza sulle donne e sui loro minori: profilo sanitario, legale e sociale

Mattina
9.00 registrazione partecipanti
9.30 saluti istituzionali
10.15 Dott.ssa Roberta Luberti Psicoterapeuta CISMAI -Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'infanzia
10.45 pausa caffè 
11.00 Dott.ssa Alessandra Conforti Pm Procura Massa Carrara
11.30 Dott. Fabio Roia Giudice del Tribunale di Milano 
12.00 Dibattito
12.45 Pausa pranzo

Pomeriggio
14.30 Inizio lavori pomeriggio
14.45 Dott.ssa Manuela Ulivi Avvocata CADMI, Ass. D.i.r.e.
15.15 Dott.ssa Vittoria Doretti Direttora ff UOC promozione ed etica della salute Toscana Sud Est Responsabile Rete Codice Rosa Regione Toscana
15.45 Dott.ssa Patrizia Vannucci - Referente Codice Rosa Pronto Soccorso Ospedale Apuano
16.15 - 18.00 Tavoli tematici: socio - sanitario moderato dalle Dott.sse Erika Balestri e Rossana Tognoni
legale moderato dalle Avvocate Laura Del Mancino ed Elisa Forfori
18.00 Conclusione dei lavori

Moderano Dott.sse Ilaria Tarabella Responsabile CAV Duna e Francesca Rivieri Responsabile Comunicazione CAV Duna

Abstract
Il convegno si propone di lavorare ed indagare il tema della violenza sulle donne e sui figli minori dal punto di vista legale, sociale e sanitario. Il convegno vuole essere un momento di incontro e confronto sul tema e prevede anche, in tal senso, tavoli di lavoro tematici pomeridiani.

Per partecipare al convegno è necessario iscriversi via e.mail all’indirizzo convegno6ottobre@gmail.com


Scarica QUI la scheda di iscrizione!

Il Convegno è accreditato da:

Ordine degli Avvocati Di Massa Carrara
Ordine dei Medici
Ordine degli Infermieri
Ordine degli Psicologi della Toscana
Ordine degli Assistenti Sociali della Toscana

Segui QUI l'evento su FB per essere sempre aggiornata/o riguardo al Convegno!





giovedì 6 luglio 2017

Quando si supera il limite...se un limite c'è!

Questo post è una riflessione dopo una serie di fatti concentratisi negli ultimi giorni...che sia il caldo estivo? Temiamo proprio di no!

Iniziamo con la legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, dove si prevede l’introduzione di un nuovo articolo: il 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking. Senza il consenso della vittima l’imputato potrà estinguere il reato pagando una somma se il giudice la riterrà congrua, versandola anche in comode rate. Ovviamente è con estremo imbarazzo che stanno cercando di "metterci una pezza".

Passiamo al caso delle "ombrelline" volontarie che come ancelle senza tempo coprono il capo degli uomini "di potere"...emblema della cultura patriarcale e misogina che non riesce proprio ad uscire dalla visione della donna-oggetto, orpello dell'uomo.


Andiamo alle dichiarazioni imbarazzanti del Sindaco di Pimonte per cui abbiamo mandato questa mail:
Buongiorno sig. Sindaco,siamo veramente amareggiate e oltraggiate dalle sue parole.Lo stupro non può venire liquidato come una "bambinata" nemmeno se commesso da minorenni.Non accettiamo da donne e come Associazione che si occupa da 16 anni di parità dei diritti, politiche di genere e contrasto alla violenza sulle donne, che nulla che leda la nostra persona e la nostra sessualità sia ridotto al termine bambinata.Lei conosce le sofferenze che si porta dentro una donna che ha subito violenza? Lei conosce il significato di violenza sessuale? Se li conoscesse crediamo non parlerebbe così.Quindi ci sentiamo di scriverle almeno cos'è la violenza sessuale: comprende l’imposizione di pratiche sessuali indesiderate o di rapporti che facciano male fisicamente e che siano lesivi della dignità, ottenute con minacce di varia natura. L’imposizione di un rapporto sessuale o di un’intimità non desiderata è un atto di umiliazione, di sopraffazione e di soggiogazione, che provoca nella vittima profonde ferite psichiche oltre che fisiche.Le chiediamo, e spero siano in tante a chiederlo, non solo che rettifichi quanto detto e che chieda scusa alla ragazza, ma che abbia la correttezza di presentare le Sue dimissioni perchè ricoprire un carica pubblica non è compatibile con il suo pensiero.
Le donne di ARPA
Non facciamoci mancare il Sig. Vice Prefetto arrestato per abusi sessuali su tre donne in Calabria.

Nel frattempo possiamo goderci comodamente sedut* sul divano la trasmissione "Professione Lolita-le Baby Squillo del Parioli" in barba a quanto stabilito dal "Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti che ricorda a tutte le colleghe e ai colleghi che il Testo Unico dei doveri, approvato dal Cnog ed entrato in vigore il 3 febbraio 2016, ha riservato alla Carta di Treviso e a poche altre Carte, il privilegio di comparire come testo autonomo. L'uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione "baby squillo", ad esempio, è un'inammissibile violazione di questa Carta."
Ma se vogliamo insistere sulla comunicazione mass mediatica potete leggere questo articolo di Simona Sforza come esempio di narrazione tossica sui casi di femminicidio in Italia... eppure anche in questo caso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha fatto proprio, lo scorso dicembre, il documento della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) a proposito di violenza sulle donne, elaborato nel solco della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1993.
In esso si “richiama i giornalisti all'uso di un linguaggio corretto, cioè rispettoso della persona, scevro da pregiudizi e stereotipi, ad una informazione precisa e dettagliata nella misura in cui i particolari di un accadimento siano utili alla comprensione della vicenda, delle situazioni, della loro dimensione sociale. Ad esempio, adottando nei casi di femminicidio il punto di vista della vittima, possiamo ridarle la dignità e l’umanità che, in una cronaca quasi sempre centrata sulla personalità dell’omicida, vanno perdute. Ancora il documento offre indicazioni importanti circa il rapporto che il/la giornalista può instaurare con chi ha subito violenza, salvaguardandone l’identità, evitando la descrizione circostanziata dei luoghi, preservando quindi il diritto alla privacy.”

E chiudiamo con la notizia di oggi sul DDL sugli orfani di femminicidio già approvato alla Camera e bloccato per il voto contrario di FI Gal e Lega in Commissione Giustizia del Senato...vi chiederete come mai?!?! Secondo questi geni del male sono da tutelare i minori orfani speciali a patto che il padre omicida sia sposato con la sua vittima e non solo convivente. E non credo servano parole a commento.

Questo è un breve resoconto di ciò che è accaduto negli ultimi giorni tralasciando le varie notizie di violenze, abusi e femminicidi a contorno che quotidianamente affliggono le donne del nostro paese.


Vi chiedete ancora perchè c'è bisogno di femminismo? 
Esiste un limite quando esso stesso si supera?

Body Shaming! No, grazie!

Il Body shaming (dall’inglese body = corpo e shame = vergogna) è la pratica meschina di spingere con le parole (ma spesso non solo quelle) una persona a provare vergogna del proprio corpo, poiché non rientra nei canoni estetici del tempo.

Prendere di mira, in special modo le donne, per il loro aspetto fisico è pratica molto diffusa. Non solo rifiutiamo questo comportamento meschino, ma ne condanniamo l'uso. 
Quindi vorremmo dire a certi leoni da tastiera che criticano e "prendono in giro" donne facendo body shaming:

1. Il problema vero qual è? Che una donna sia, secondo i canoni socialmente imposti, "troppo grassa" o "troppo magra", o che le vostre argomentazioni abbiano lo spessore di un moscerino spiaccicato sul parabrezza?!?!?!
2. Forse non vi rendete conto che potreste essere denunciati! Fateci un pensierino magari o cercatevi un buon avvocato.
3. Se proprio vi scappa il giudizio sulla fisicità di una donna, ricordatevi sempre che (forse) avete elementi (li avete vero?!?!?) per auto-valutare se questo livore in realtà non nasconda una grande invidia.
4. Se la donna in questione ricopre una carica pubblica e voi la offendete per la sua fisicità...beh...è evidente che non avete elementi per attaccarla sul suo operato!
5. Se il metro di giudizio che usate si basa solo sull'aspetto fisico di una persona, che dire, siete molto sfortunati, immaginiamo la pochezza che vi circonda!

Ci sarebbe molto altro da dire, ma abbiamo deciso che un post semplice e breve avrebbe avuto più chance di essere letto da tutt* coloro che si sentono leoni da tastiera, ma nella vita reale???

martedì 27 giugno 2017

Grazie Associazione L'Incontro, Grazie Gabriella!

L'Associazione A.R.PA. ringrazia di cuore l'Associazione L'Incontro per aver donato non solo un contributo economico, ma un ricordo speciale in nome di una donna che si è sempre spesa per chi aveva bisogno e che si è sempre interessata alle politiche di genere. 

Nel primo anno di attività del nostro Centro antiviolenza D.U.N.A. , Gabriella ci incontrò e rimase impressionata dal numero di donne che già si erano rivolte a noi e ci disse che sarebbe sempre stata dalla parte delle donne che si adoperano per altre donne.

 Il valore di questo gesto è dunque ben più che materiale, è simbolo delle donne che stanno a fianco delle donne
Grazie ancora a L'incontro e grazie a Gabriella Gabrielli che ci accompagnerà sempre nel difficile cammino della lotta alla violenza di genere.  


Siamo molto felici di condividere questo gesto con gli amici della Cooperativa La Casa di Alice che aiutano adolescenti in situazioni di difficoltà e che come noi da anni lavorano sul territorio. 

Ancora grazie anche a nome di tutte le donne che si rivolgono a noi in cerca di sostegno nel percorso di fuoriuscita dalla violenza.


domenica 28 maggio 2017

Requisiti minimi degli interventi nei casi di violenza assistita

A.R.Pa. il 3 Marzo 2017 ha partecipato al convegno organizzato dal CISMAI e dall'Associazione Artemisia di Firenze sulla Presentazione delle Linee Guida d’intervento per gli Special Orphans avendo nel nostro piccolo contribuito attivamente alla ricerca Switch-Off-Orfani speciali di femminicidio- . Il nostro lavoro come Centro antiviolenza D.U.N.A. ci vede, infatti, sempre più impegnate ad affrontare la questione dei e delle minori che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza, abusi e maltrattamenti anche in forma indiretta, ovvero la violenza assistita, che chi opera nei Centri sa bene come sia uno dei fattori di rischio che possono portare ad adulti maltrattanti e adulte maltrattate. Una corretta presa in carico ed il trattamento in questi casi è di importanza enorme ed è per questo che riteniamo fondamentale questo lavoro fatto dal CISMAI e che ci auguriamo venga preso in seria considerazione.

Per violenza assistita intrafamiliare si intende l’esperire da parte della/del bambina/o e adolescente qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica e atti persecutori (c.d. stalking) su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minorenni. Di particolare gravità è la condizione degli orfani denominati speciali, vittime di violenza assistita da omicidio, omicidi plurimi, omicidio-suicidio. Il/la bambino/a o l’adolescente può farne esperienza direttamente (quando la violenza/omicidio avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il/la minorenne è o viene a conoscenza della violenza/omicidio), e/o percependone gli effetti acuti e cronici, fisici e psicologici. La violenza assistita include l’assistere a violenze di minorenni su altri minorenni e/o su altri membri della famiglia e ad abbandoni e maltrattamenti ai danni degli animali domestici e da allevamento. La violenza sulle donne è un fenomeno diffuso, ancora sottovalutato e scarsamente rilevato, che può mettere a rischio, a partire dalle prime fasi della gravidanza, la salute psico-fisica e la vita stessa, sia delle madri che dei figli. Il coinvolgimento dei bambini nella violenza domestica può avvenire non solo durante la convivenza dei genitori, ma anche nella fase di separazione e dopo la separazione stessa. Queste ultime due fasi sono particolarmente a rischio per il coinvolgimento dei figli da parte del padre/partner violento, il quale può utilizzare i bambini come strumento per reiterare i maltrattamenti sulla madre e per continuare a controllarla. Inoltre in queste fasi aumenta il rischio di escalation della violenza e la possibilità di un esito letale (omicidio della madre, omicidi plurimi, omicidio-suicidio). Le dinamiche della violenza domestica interferiscono sulla relazione con i figli, alterando l’espressione delle funzioni genitoriali della madre e del padre maltrattante e i modelli di attaccamento. (CISMAI 2005)
Potete trovare qui il documento che parte dalla definizione di violenza assistita già assunta dal CISMAI, il Coordinamento Italiano dei Servizi Contro il Maltrattamento e l'Abuso dell'Infanzia ( 2005), indicando quindi i requisiti minimi degli interventi relativamente alle fasi della:
- rilevazione,
- protezione,
-valutazione,
-trattamento,
Anche in linea con quanto indicato dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, c.d. Convenzione di Istanbul, sottoscritta dall’Italia il 27 settembre 2012 e ratificata dal Parlamento con la legge n. 77/2013, entrata invigore il 1 agosto 2014.
Questa revisione enuclea i principali elementi su cui porre attenzione nell’impostazione degli interventi a favore dei bambini e delle bambine vittime di violenza assistita da maltrattamento sulle madri. Sono da includere quei casi, rari per l’incidenza, in cui il/la minorenne ha assistito direttamente o indirettamente all’omicidio della madre e/o di altri familiari o all’omicidio/suicidio da parte del padre. Sottolinea comunque la necessità della presa in carico anche delle altre tipologie di Violenza Assistita a danno dei/delle minorenni, in particolare della Violenza Assistita da abuso e maltrattamenti sui fratelli e sulle sorelle.


ARPA al Toscana Pride di Arezzo!


Anche per questo anno 2017 A.R.Pa. ha partecipato al Toscana Pride, perchè dove si parla di diritti noi ci saremo sempre!

Siamo orgogliose che anche le nostre istituzioni locali abbiano sfilato in nome della parità dei diritti per tutti e tutte.

venerdì 26 maggio 2017

Quando la violenza è istituzionale!

Vi raccontiamo una storia di violenza istituzionale e mediatica iniziata quasi due mesi fa e che ci vede nel bel mezzo di una guerra politica che non ci appartiene e che rifiutiamo!

Il 29 Aprile 2017 esce questo articolo su Il Tirreno, dopo che la Commissione Sociale del Comune di Massa ci ha convocate con un generico oggetto "Violenza di genere" e telefonicamente la segreteria ci comunicava che la Commissione voleva i dati sull'andamento della situazione territoriale sul tema.
In quella Commissione ci viene fatto un vero e proprio processo senza conoscere il caso, la nostra convenzione con l'Ente (su cui vi illumineremo a breve) e senza darci l'opportunità di spiegare a dovere la questione.

Il 4 Maggio 2017 su nostra richiesta viene convocata in Comune una riunione istituzionale, a cui partecipa anche la parte tecnica, durante la quale viene messo in evidenza e riconosciuto come il problema sia di natura culturale, come da una parte non si riesca a comprendere cosa sia una Casa Rifugio e la differenza tra questa e una qualsiasi altra struttura di accoglienza e dall'altra non si riesca a comprendere, riconoscere e dare valore al nostro lavoro. Viene fuori con chiarezza come alcuni abbiano una visione che prevede un'illogica distinzione operativa tra Centro Antiviolenza e Casa Rifugio, una visione miope che schiaccia la connotazione culturale dei Centri Antiviolenza, volti a produrre cambiamento sociale, sulla logica del mero servizio emergenziale.

Il 22 Maggio 2017 a seguito di un'altra Commissione Sociale, il Consigliere di Forza Italia, scrive una lettera senza la minima cognizione di causa del caso e delle convenzioni fra noi e l'Ente di riferimento, facendo partire l'ennesima macchina del fango sia sulla TV locale Antenna 3 che sul quotidiano locale Il Tirreno che su Facebook.


Il livello di informazioni false raggiunge punte massime.
1) Nessuna di noi ha mai fatto una distinzione tra "violenza di genere" e "violenza domestica"...è un'idiozia! E credeteci se vi diciamo che sappiamo molto bene quale sia la definizione di "violenza di genere" dato che vantiamo anni di formazione e pratica.
2) Il caso in questione (di cui ovviamente non possiamo parlare nei particolari per questioni di privacy) era un caso di una famiglia vessata, da più di venti anni, dalla tossicodipendenza del figlio. Figlio con precedenti penali, violento con chiunque e solito rubare per procacciarsi la droga. Un caso noto. La volontà della madre di questo figlio era quella di poter rimanere a casa sua. E chi ha almeno la minima idea di come funzionino i centri antiviolenza sa che requisiti indispensabili per l'inserimento in casa rifugio sono la volontà e la richiesta esplicita della donna di uscire dalla situazione di violenza e maltrattamento in cui versa. Inoltre si usano strumenti scientifici riconosciuti a livello internazionale per le valutazioni dei casi. La valutazione viene fatta da più punti di vista,
da quello del rischio che la donna corre a quello della situazione in cui essa si trova e le domande su
quest'ultimo aspetto sono fondamentali per garantire un buon lavoro su di essa e per tutelare eventuali
altre donne presenti nella casa rifugio, le operatrici stesse, la segretezza del luogo.
3) Noi siamo tutte operatrici specializzate VOLONTARIE, non percepiamo soldi dal Comune di Massa, con cui abbiamo forse l'unica convenzione a zero d'Italia, ed il Centro Antiviolenza non è dell'Ente, ma della nostra Associazione A.R.PA..(se ve lo state chiedendo...l'Associazione nasce nel 2001, il Centro nel 2013 e dal 2009 facciamo parte della rete interistituzionale provinciale antiviolenza!)
4) A novembre 2016 riusciamo, dopo due anni di battaglie, a raggiungere il traguardo di avere una casa rifugio con 4 camere, un bene sottratto alla mafia che può dunque essere utilizzato unicamente per scopi sociali, che ci viene affidato in comodato d'uso gratuito con l'onere a nostro carico delle utenze e delle spese condominiali.
5) Le rette previste per le donne e per i/le minori ospiti sono di 30€ al giorno, cosa che farebbe supporre che ci converrebbe ospitare chiunque senza andare troppo per il sottile, ma avendo un'etica, una professionalità e seguendo linee guida e procedure comuni con i centri Tosca, il coordinamento regionale dei centri antiviolenza toscani di cui facciamo parte, non ci passa neanche per idea questo tipo di opzione! A proposito di rette...vi abbiamo già detto che nonostante la Casa rifugio sia attiva dal 1° gennaio 2017 e da subito si abbiano avuti ingressi non abbiamo ancora visto 1€??? E che abbiamo anticipato autofinanziandoci, tutte le spese sostenute fino ad oggi?!?!?!
6) L'atto aggiuntivo alla nostra convenzione del 2014, atto del novembre 2016, che va a regolare i rapporti tra noi ed il Comune di Massa per l'inserimento nella casa rifugio delle donne vittime di violenza residenti nel Comune di Massa nei limiti dei posti riservati, all' Art.3 cita :"L'Associazione, nella disponibilità degli otto posti letto previsti nella casa rifugio riserverà al Comune una stanza con tre posti letto per l'inserimento di donne sole o con minori vittime di violenza. Per i rimanenti posti non convenzionati A.R.PA. gestirà gli accessi in modo autonomo in base alla normativa vigente."
7) La stanza convenzionata con il Comune era già occupata da un nucleo familiare all'epoca dei fatti.

Pertanto abbiamo risposto pubblicamente con il seguente Comunicato Stampa del 24/05/2017:
Il Centro Antiviolenza D.U.N.A. è un servizio dell’ Associazione A.r.pa.- Associazione Raggiungimento Parità, per donne con o senza figli/e che vivono o hanno vissuto situazioni di maltrattamenti, violenza e abusi.Il Centro Antiviolenza fa parte della Rete Regionale TOSCA ed è supervisionato dal Centro Antiviolenza Frida Kahlo di San Miniato (PI) che fa parte della rete TOSCA e dell’ Associazione Nazionale D.i.Re (Donne in rete) che raccoglie 80 centri antiviolenza non istituzionali che affrontano il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere.Le operatrici del Centro Antiviolenza sono specializzate sul tema della violenza e del maltrattamento su donne e minori. Tali competenze sono state acquisite attraverso una formazione iniziale, la continua supervisione, i corsi di aggiornamento e tramite l’esperienza diretta di ascolto, accoglienza e relazione con le donne che hanno contattato il Centro D.U.N.A.In data 31 dicembre 2014 l’associazione ha stipulato una convenzione con il Comune di Massa, convenzione a zero euro. Il Centro Antiviolenza non è mai stato finanziato dal Comune di Massa ma si basa solo sul lavoro delle volontarie e sui contributi derivanti da progetti realizzati e vinti dell’associazione stessa.In data 10 novembre 2016 è stata assegnata una struttura per la costituzione della casa rifugio in comodato d’uso gratuito, con a carico dell’associazione le spese dell’uso dei locali: utenze e condominio.L’appartamento consta di quattro camere da letto, di cui una, che può ospitare un nucleo familiare composto fino ad un massimo di tre persone, riservata alle donne residenti nel Comune di Massa. Onere del Comune è il pagamento di una retta giornaliera di 30 euro per ciascuna donna e ciascun minore. Rette che nonostante gli inserimenti effettuati a partire dal 1° gennaio di quest’anno non sono state ancora pagate e questo malgrado le spese siano già state sostenute dall'associazione A.R.PA. che pertanto ha dovuto autofinanziarsi.Le case rifugio per donne vittime di violenza di genere con o senza minori si differenziano da qualsiasi altra struttura di accoglienza in quanto non sono preposte alla mera protezione ma anche e soprattutto alla elaborazione insieme alla donna di un percorso individualizzato di fuoriuscita dalla violenza e di autonomia. La metodologia che le contraddistingue vede come aspetto centrale la volontà della donna e la sua autodeterminazione.
L'ospitalità presso la casa rifugio deve pertanto essere valutata dalle operatrici specializzate e deve essere condivisa e accettata consapevolmente dalla donna ospite.Requisiti indispensabili per l’inserimento in casa rifugio sono la volontà e la richiesta esplicita della donna di uscire dalla situazione di violenza e di maltrattamento in cui versa.
Il caso del mancato inserimento nella casa rifugio gestita dall’Associazione A.R.PA.. Nel caso di specie, le operatrici, dopo aver parlato con la signora e aver valutato la situazione, hanno ritenuto che non vi fossero i presupposti per procedere all'inserimento nella casa rifugio ad indirizzo segreto.Al fine di tutelare la sua incolumità psicofisica, stante la mancata assunzione di un provvedimento di allontanamento del figlio, si è comunque ritenuto necessario individuare una struttura idonea e rispondente ai bisogni della donna.
Le operatrici del centro antiviolenza si sono allontanate solo dopo essersi accertate che tale struttura fosse stata individuata dal Servizio Sociale competente.Si fa comunque presente che al momento della richiesta di inserimento da parte dei Servizi Sociali, la stanza che da convenzione siamo tenute a riservare alle donne residenti nel Comune di Massa, era già occupata da un nucleo familiare.Riteniamo indegna la campagna mediatica sollevata su questo caso che rischia oltretutto di mettere in pericolo la segretezza della struttura da noi gestita .Ci auguriamo che il tutto sia almeno servito a far sapere che sul territorio c’è un centro antiviolenza, al quale è possibile rivolgersi in completo anonimato, che ha aiutato e sostenuto oltre 200 donne sino ad oggi.
Al minuto 8.26 il servizio della nostra rettifica andato in onda al TG di Antenna 3 del 25/05/2017



Articolo de Il Tirreno del 26/05/2017



Contatti per la stampa
Dott.ssa Francesca Rivieri
+39 339 3601036
associarpa@gmail.com

giovedì 18 maggio 2017

TOSCANA PRIDE 2017

Anche per questo anno 2017 ARPA aderisce al Toscana Pride che si svolgerà il 27 Maggio ad Arezzo!

Il TOSCANA PRIDE nasce dal coordinamento regionale delle associazioni e dai gruppi organizzati che operano nello spazio LGBTIQA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuali, Queer, Asessuali), al fine di promuoverne la piena cittadinanza. Il nostro intento è quello di trasformare l’indignazione, la paura e la rabbia per i soprusi e le discriminazioni in PARTECIPAZIONE ATTIVA e COSTRUTTIVA.
Come soggetti presenti concretamente sui territori, direttamente impegnati a rispondere ai molteplici bisogni delle persone LGBTIQA+, uniti in un coordinamento per rafforzare la nostra voce, rivendichiamo il ruolo di soggetto politico nel dialogo con le istituzioni, in merito alle politiche che incidono sulle nostre vite. 
TOSCANA PRIDE è un progetto regionale e per questo motivo itinerante, partito dal capoluogo (Firenze 2016) percorrerà la strada dei diritti toccando tutte le province e le differenti realtà geografiche della Toscana. 

Il 27 maggio sarà Arezzo ad ospitare l'evento finale 2017. Una “piccola città dall'anima antica”, conosciuta non solo per il proprio patrimonio artistico-culturale, ma anche per la profonda tradizione rurale e artigianale in cui è immersa, che negli ultimi anni ha visto inasprirsi atteggiamenti di chiusura e divisione, talvolta sfociati in dimostrazioni di vera e propria intolleranza. Toscana Pride ad Arezzo per portare l'arcobaleno in una realtà ancora molto chiusa e conservatrice, per portare sorrisi e abbracci laddove c'è timore e diffidenza ad accogliere le differenze, per unire tutta la cittadinanza in una strada che include chiunque, per ribadire che si può e si deve essere ciò che si è, senza paura e con orgoglio, anche nelle cittadine di provincia, nelle campagne o in montagna. 

Contesto 2017 

In Italia da nemmeno un anno è entrata in vigore la legge sulle Unioni Civili e la giurisprudenza continua ad emettere sentenze in difesa del preminente interesse del/della minore, sottolineando, in maniera stridente, il colpevole vuoto lasciato dalla politica in materia di tutela dei diritti delle bambine e dei bambini nati all’interno di famiglie omogenitoriali. La piena uguaglianza e dignità alle coppie dello stesso sesso non è ancora stata riconosciuta. 
Le iniziative di Enti Locali, Università e Istituti d'istruzione hanno prodotto piccoli grandi miglioramenti concreti e una parte dei media comincia, seppur lentamente, a diminuire la diffusione di un’immagine stereotipata dell’universo LGBTIQA+. 
Rispetto però a questi primi positivi mutamenti, anche secondo il rapporto 2016 di ILGA l’Italia è il paese dell’Europa occidentale che meno tutela i diritti umani delle persone omosessuali, bisessuali e trans e in cui maggiori sono le discriminazioni. 
Le iniziative di legge per il contrasto alla violenza omo-bi-transfobica sono bloccate e non prevedono nessuna efficace misura rispetto ai fenomeni del bullismo e dell'incitamento all'odio, in un contesto in cui quotidianamente assistiamo a fenomeni di propaganda violenta basata su menzogne e/o concetti privi di ogni base di realtà. Le spinte conservatrici in atto non riguardano solo l’Italia ma arrivano anche dal resto del mondo, dai movimenti nazional-populisti europei all’America di Trump, con il serio rischio che non vengano pienamente garantiti neppure diritti riconosciuti e dati per acquisiti, come l'interruzione volontaria della gravidanza, le pari opportunità di genere, la laicità dello stato e la democrazia.