giovedì 2 marzo 2017

#LottoMarzo a Massa!






LOTTO MARZO: SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE
SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO
ALLORA SCIOPERIAMO!
A Massa come in moltissime città d’Italia e del mondo, il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per riprenderci questa giornata di lotta: una giornata in cui sperimentare e praticare forme di blocco della produzione e della riproduzione sociale, reinventando lo sciopero come vera e propria pratica femminista contro forme di violenza, discriminazione e sfruttamento che viviamo quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato.
Tutti gli appuntamenti della giornata a Massa:

ore 16.00 Stanze del Teatro Guglielmi
Iniziativa #LottoMarzo in collaborazione con CGIL, proiezione video, testimonianze e dibattito

ore 18.30 Hotel Excelsior
Convegno Obiettivo Donna organizzato da Soroptimist International Club di Apuania

ore 20.00 Cinema Multisala Splendor
Proiezione film Il diritto di contare, ingresso € 3,50 e raccolta fondi per il Centro Antiviolenza D.U.N.A.


Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada… per questo il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Ci fermiamo a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco perché abbiamo figli o forse li avremo; di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni…

Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.
A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!
Mutuiamo lo sciopero come pratica fondamentale per segnalare la nostra sottrazione da una società violenta nei confronti delle donne: per questo lo sciopero sarà articolato sulle 24 ore e riguarderà ogni nostra attività, produttiva e riproduttiva, ogni ambito, pubblico o privato, in cui discriminazione, sfruttamento e violenza su ognuna di noi si riaffermano. Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte) perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi. Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo.
Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre rivendicazioni, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni.
#NonUnaDiMeno #LottoMarzo #SiamoMarea #ARPA #CAVDUNA

mercoledì 1 marzo 2017

Flash Mob "Verso #LottoMarzo" #ScioperiamoPerchè...




Sabato 4 Marzo alle ore 17.00 in Piazzetta Manfredi (sotto al Comune di Massa) Verso #LottoMarzo Flash Mob di sensibilizzazione ed informazione sullo Sciopero Globale delle Donne dell'8 Marzo 2017! Vestiti di nero, indossa qualcosa di fucsia ed unisciti a noi per dire "Se io non valgo, Non produco"!

#LottoMarzo #Scioperiamoperché:
➊ La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

➋ Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne, da quella psicologica a quella perpetrata sul web e sui social media fino alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Pretendiamo che le donne abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata per tutte, con e senza figli, cittadine o straniere presenti in Italia. Vogliamo l’affidamento esclusivo alla madre quando il padre usa violenza. Vogliamo operatori ed operatrici del diritto formati perché le donne non siano rivittimizzate.

➌ Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

➍ Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

➎ Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

➏ Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

➐ Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

➑ Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

Alcuni sindacati di base (Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Cobas, Sgb) e Cgil flc hanno proclamato per l’8 marzo lo sciopero generale di 24 ore.
Questo garantisce la copertura sindacale, indipendentemente dal fatto che si sia iscritte o meno a qualunque sindacato.
Per informazioni https://nonunadimeno.wordpress.com/

Oltre a scioperare nel tuo luogo di lavoro, rendi visbile lo sciopero riproduttivo:
● durante tutta la giornata vestiti di nero e fucsia
● sciopera dai lavori di cura, dal lavoro domestico, da tutte quelle attività che ogni giorno ti senti costretta a fare in quanto donne o in base al ruolo di genere in cui ti senti costretta.
● appendi al balcone la scritta "8 marzo Sciopero internazionale delle donne. Io sciopero" (o altro che ti viene in mente… spazio alla fantasia!).
https://nonunadimeno.wordpress.com/2017/02/18/8-punti-per-lottomarzo/
https://www.facebook.com/pg/nonunadimeno/videos/

venerdì 3 febbraio 2017

Perchè per noi l'ergastolo non serve!



Leggiamo su Repubblica che il 27 febbraio Fabrizia Giuliani, deputata PD, presenterà in aula una proposta di modifica al codice penale, come emendamento alla legge sul femminicidio, volta ad introdurre l'aggravante dell'ergastolo per chi uccida coniuge, ex coniuge, convivente o persona unita civilmente. Statisticamente parlando, si introdurrebbe l'ergastolo per il femminicida.

Già da anni sono state avanzate proposte di questo genere da rappresentanti di altre forze politiche, per cui non ce  ne voglia l'onorevole Giuliani se stavolta, in ordine di tempo, "tocca" a lei.

Tralasciando tutti i nostri dubbi di costituzionalità della pena a tempo indeterminato in generale (perchè sì, all'art. 27, comma 3 della Costituzione sulla finalità rieducativa della pena crediamo fermamente), da femministe ci dissociamo dalla proposta di legge in questione e chiediamo ben altro a questo Stato, che, oltre a prevedere sull'onda dell'emergenza e del giustizialismo più spicciolo pene esemplari in astratto, si dimentica troppo spesso di predisporre adeguati strumenti di tutela in concreto, anche e soprattutto nella fase antecedente ad un femminicidio.

Il solito problema, detto in maniera semplice: le leggi ci sono, basterebbe applicarle.

Prima di chiedere l'ergastolo, vorremmo che si applicasse pedissequamente ed effettivamente il sistema di misure cautelari e pene introdotto dalla legge sul femminicidio, sistema più aspro rispetto a quello previsto per l'omicidio non determinato dal genere. 
Non sempre una pena più alta è sinonimo di giustizia. Giustizia è, prima cosa tra tutte, applicazione della legge (nel nostro ordinamento giá esistente dal 2013) e certezza della pena.

Prima di chiedere l'ergastolo, azzarderemo sottolineando l'inadeguatezza nella prassi della misura dell'ammonimento del Questore, in caso di percosse e lesioni (per lo stalking era già stato introdotto nel 2009). L'ammonimento, come tutte/i sappiamo, è lo strumento amministrativo alternativo alla querela, con cui il Questore "richiama" il maltrattante. Ora, se fosse effettivamente uno strumento alternativo da utilizzare nei casi in cui la donna non sia ancora pronta per la querela, nulla da dire. Se, invece, nella pratica, si traduce nello strumento ordinario "per non procedere subito con le maniere forti nei confronti dell'uomo violento", è ben altra cosa. Allo stesso modo, se l'ammonimento fosse idoneo a raggiungere la finalità per cui è previsto, cioè far cessare la condotta persecutoria/maltrattante, nulla quaestio. Peccato che di fatto assistiamo, in molti casi, ad un atteggiamento "incattivito" e ad una violenza più grave da parte dell'autore del reato, soprattutto nei casi in cui egli conviva con la donna, che spesso sfocia nell'uccisione.

Prima di invocare l'ergastolo, ci piacerebbe che si sapesse che il femminicidio potrebbe essere evitato, prima che represso con il carcere perpetuo.
E che per evitarlo servono campagne di prevenzione e formazione.

Vorremmo che il Piano d'azione straordinario contro la violenza di genere venisse letteralmente attuato, anche nella sua finalità di (riportiamo testualmente) "garantire la formazione di tutte le professionalità che entrano in contatto con fatti di violenza di genere e di stalking". Nello specifico, vorremmo che la donna che subisce violenza non fosse più costretta a leggere nella sua querela "e alla fine l'uomo e la donna hanno fatto l'amore" piuttosto che "la donna è stata violentata", solo perché le Forze dell'ordine non sono adeguatamente formate sul fatto che la violenza sessuale esista anche in un rapporto di matrimonio.

Prima di chiedere l'ergastolo, vorremmo chiedere che bambini e bambine crescessero sapendo che non deve esistere alcuna pietà per una cultura che li vorrebbe incasellati in certi ruoli e stereotipi. E vorremmo che dal Parlamento uscissero leggi che prescrivano che questa crescita debba avvenire anche attraverso la formazione nelle scuole ad opera di operatrici ed operatori specializzati (senza necessariamente che una tale formazione venga additata come "teoria gender").

E siccome anche i Centri Antiviolenza sono essenziali luoghi di formazione e di prevenzione, vorremmo che venisse rispettato quanto promesso dalla legge sui fondi da destinare loro.

Chiediamo questo: sapere di aver tutelato il più possibile ed il prima possibile le donne che subiscono violenza di genere, ergastolo o non ergastolo.
E anche perché preferiamo, ora e sempre, prevenzione e cultura rispetto a provvedimenti repressivi di facciata che nulla risolvono a monte del problema.

Cristiana Sani
Operatrice Centro Antiviolenza D.U.N.A.
Associazione A.R.PA.

sabato 28 gennaio 2017

#8Marzo2017 Sciopero Internazionale delle Donne!

“Se le nostre vite non valgono, noi non produciamo”, questo lo slogan che, ancora una volta, ha avuto eco in tutto il mondo e da cui, Non Una Di Meno cerca ancora d’ispirarsi.


Uno sciopero delle donne, in Italia ha lo scopo non solo di sottolineare le condizioni pietose in cui verte il mondo del lavoro - Jobsact: precariato e voucher a tutto spiano - ma anche come queste leggi e meccanismi hanno acuito l’oppressione di genere. Con lo sdoganamento del lavoro a tempo strettamente determinato, trimestrale, precario e saltuario, la condizione delle donne si fa ancora più critica.
Le donne, che già prima del Jobsact percepivano circa il 30% dello stipendio in meno dei colleghi uomini – seppur a parità di mansione – si vedono ulteriormente sospinte verso la povertà grazie alla nuova riforma; ed essendo sempre più povere, per loro, uscire da eventuali situazioni di violenza e di abuso diventa ancora più complesso. La necessità di un reddito proprio, di aver accesso alle proprie finanze in modo indipendente da figure altre, la necessità di una abitazione diversa da quella del compagno, di avere un qualche sostentamento che permetta loro di fuggire e, in seguito, di mantenere i propri figli e figlie – sono orizzonti irraggiungibili in mancanza di un impiego stabile.
La mancanza di lavoro al di fuori della casa, porta le donne, inoltre a correre un ennesimo rischio: quello di essere impiegate a tempo pieno, invece, entro le mura domestiche, sopperendo a tutte quelle mancanze statali che dovrebbero essere soddisfatte attraverso un welfare. L’inaccessibilità alle professioni non solo relega le donne all’interno della casa ma rinforza, incoraggia e reitera gli stereotipi legati al genere, che vedono quel lavoro di cura della famiglia come qualcosa di naturale, di scontato, per cui le donne sarebbero ‘geneticamente’ portate.
Se parliamo, inoltre, di intersezionalità, noteremo automaticamente che questa condizione, già di per sé grave, peggiora ulteriormente in dipendenza dalle variabili etniche e di classe.
Fermando tutto, costringendo la produzione capitalistica ad un giorno d’arresto, vogliamo non solo riprenderci lo spazio - le strade, le piazze, e tutti i luoghi a noi preclusi -, non solo riprenderci il tempo - una giornata tutta, per intero -, ma soprattutto mostrare la forza e le conseguenze di quell’azione. Per un giorno le donne tutte non faranno ciò che ci si aspetta da loro, saranno assenti dai loro luoghi di lavoro e di studio, qualunque essi siano.
Così come è stato per lo sciopero dei migranti ‘Una Giornata Senza Di Noi’ del 2010, torna la formula dello sciopero: per rendere visibili persone invisibili pensiamo ad una serie di modalità di protesta, che vanno dall'astensione dal lavoro, allo sciopero bianco, allo sciopero degli acquisti all'adesione simbolica.
Il grande ostacolo consiste nel rendere possibile a tutte l’accesso alla manifestazione - perché non tutte hanno la possibilità di potersi assentare dal lavoro. Fortunatamente, lo sciopero delle donne è ancora tutto da costruire e sono diverse le ipotesi messe in campo.
Vogliamo redigere un tariffario delle prestazioni di genere che ci vengono richieste in quanto donne.
Vogliamo organizzare una notte bianca - aspettando lo sciopero dell’otto marzo - di donne etero, lesbiche, bisessuali, trans, femministe, così come si sta organizzando in Francia, a Marsiglia, dove si rivendicherà uno spazio, quello pubblico, che è normalmente - o forse esclusivamente - territorio degli uomini.
Vogliamo proclamare uno sciopero con le donne come protagoniste ma sostenuto da tutt* coloro che hanno supportato il percorso Non Una Di Meno e da tutt* coloro che si battono contro ogni tipo di oppressione di genere.
Vogliamo trovare soluzioni collettive come è avvenuto in Polonia in cui le normali attività compiute dalle donne e rientranti nel cosiddetto ‘lavoro di cura e di riproduzione’ sono state compiute da mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni.
Vogliamo venirci incontro perché tutte possano partecipare alla manifestazione attraverso pratiche di mutuo soccorso.
Tutto è ancora da scrivere, conservando quella coralità d’azione e di pensiero che ha già caratterizzato il nostro 26 novembre. L’8 marzo, rispondiamo ad una chiamata internazionale che ad oggi, già coinvolge ventiquattro paesi cercando di fare la nostra parte, rimanendo fedeli alle nostre intenzioni: essere libere, tutte, nessuna esclusa, non una di meno.
Pretendiamo molto, a partire da un otto marzo lontano dalla narrazione mainstream e istituzionale, che non veda le donne come figure da esaltare per un giorno soltanto – e da rinchiudere di nuovo il giorno successivo. Pretendiamo di essere protagoniste, di essere noi a dettare le nostre condizioni. Vogliamo riprenderci quella data, modificarne il contenuto e l’immaginario simbolico, vogliamo che sia non solo una giornata di lotta ma di conquista, per le donne e per tutte le soggettività oppresse"