martedì 20 febbraio 2018

Presentazione del libro "Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche" 2 Marzo 2018





Presentazione del libro "Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche."


Venerdì 2 marzo ore 16 presso la Sala della Resistenza

L'evento è patrocinato dal Comune di Massa
Ingresso libero
Breve descrizione del libro che si andrà a presentare "Crimini contro le donne": Ogni volta che una donna viene uccisa per mano di un uomo si aggiorna il contatore delle morti da relazione, ci si indigna ma poi ci si rassegna. Nelle testate giornalistiche la notizia scivola sempre più in basso. Eppure i femminicidi sono tragedie assolutamente evitabili. Le convenzioni e le leggi, in Europa e in Italia, ci sono. Le politiche pensate per creare un diverso approccio culturale nei confronti del rispetto del genere femminile anche. Si tratta allora di lavorare sulla cultura, di applicare gli istituti, di fare i processi in maniera intelligente, di lavorare con un approccio multidisciplinare sul caso, di formare tutti gli operatori che vengono a contatto con una donna vittima di violenza. L'Autore ha voluto raccogliere tutto il materiale esistente - convenzioni internazionali, leggi nazionali, provvedimenti di indirizzo politico, buone pratiche adottate - per creare uno strumento di informazione e di formazione utile a tutti i soggetti - magistrati, avvocati, operatori di polizia giudiziaria, assistenti sociali, operatrici dei centri antiviolenza, personale sanitario - che ogni giorno, per passione o per necessità, si trovano a contatto con una donna vittima di una delle tante forme di violenza che l'inadeguatezza del genere maschile è in grado di provocare. Nel capitolo introduttivo Non è mai l'otto marzo l'autore ha voluto però raccontare, con un linguaggio libero e poco tecnico, tutto quello che si nasconde realmente dietro il fenomeno della violenza di genere, dalla difficoltà ad operare, ai pregiudizi esistenti, agli effetti anche terapeutici di un processo penale condotto con sensibilità e capacità. Crimini contro le donne è dunque un libro poliedrico perché presenta tratti narrativi e da manuale agile ed è corredato da una serie di strumenti utili per chi deve poi concretamente operare con la sofferenza. Con il chiaro messaggio che in questo settore l'improvvisazione non è consentita.

FABIO ROIA
Magistrato dal 1986, inizialmente con funzione requirente, dal 2010 con funzione giudicante.
Dal 1987 è Giudice presso il Tribunale di Monza, 1989 sostituto procuratore presso la Pretura Circondariale di Milano e dal 1999 presso il Tribunale di Milano. In qualità di PM, si occupa
principalmente di tematiche connesse alla responsabilità per colpa professionale, ai fenomeni legati all’immigrazione clandestina e ai
reati commessi nei confronti dei c.d. soggetti deboli. Dal 1991 è stato creato un pool, di cui il dott. Roia ha fatto parte, presso la Procura di Milano per reati contro la famiglia, in particolare per forme di abuso e di maltrattamenti, con creazione di conseguenti nuove forme di intervento istituzionale a livello di polizia giudiziaria.
Nel 2006 è stato eletto componente del Consiglio Superiore della Magistratura per la consiliatura 2006-2010. Tra le molte pratiche trattate, si segnala, in particolar modo, l’attività svolta in Sesta Commissione nel Comitato Pari Opportunità.
Nel 2010 è stato ricollocato in ruolo al Tribunale di Milano, con assegnazione alla Nona Sezione Penale, competente per i reati in danno dei c.d. soggetti deboli, tra cui violenza sessuale intrafamiliare e non, maltrattamenti in famiglia, stalking, circonvenzione di incapaci.
Da giugno 2014 è Presidente di Sezione destinato alla Sezione Autonoma Misure di Prevenzione.
Molto ha scritto e molto ha parlato di violenza di genere e violenza sui minori.
Su tali tematiche, si segnalano molteplici incarichi universitari nonché di formazione per la Polizia di Stato.
Di recente, ha pubblicato un manuale “Strategie efficaci per il contrasto ai maltrattamenti e allo stalking.
Aspetti giuridici e criminologici”, in collaborazione con la dott. Baldry.
Staliking, abusi sessuali su minori, violenza sessuale, violenza assistita e maltrattamenti sono anche stati argomento di articoli pubblicati su riviste scientifiche. In ambito pubblicistico, collabora con diversi quotidiani nazionali e con il blog de “Il Corriere della Sera”, “La 27esima ora”.
Ha partecipato a numerosi progetti comunitari in materia di linee guida per l’intervento giudiziario in tema di violenza domestica.


Clicca QUI per vedere evento su FB

martedì 30 gennaio 2018

SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE! Violenza e abuso di potere sulle candidate al concorso di magistratura.








L'associazione A.R.Pa. ringrazia tutti i Centri Antiviolenza della Rete TOSCA che hanno manifestato la loro solidarietà per quello che è successo alla nostra collega e amica Cristiana.
Riportiamo il comunicato stampa che stiamo diffondendo e vi invitiamo a fare altrettanto!

COMUNICATO STAMPA
Violenza e abuso di potere sulle candidate al concorso di magistratura


Succede tanti secoli fa in un paese lontano, dove le donne erano considerate meno di zero, dove vigeva un regime antidemocratico, una dittatura militare, un paese dove la violenza e l'abuso di potere non erano reati perseguibili...era l'anno 2018 in quel del sud del lontano paese italico, nell'antica Roma.
Succede che al concorso di magistratura agenti in divisa abusino del loro potere per umiliare e agire violenza sulle candidate. Succede che una di queste candidate decida di denunciare quanto accaduto e noi vogliamo raccontarvelo per sostenere e supportare lei e tutte le donne che ieri oggi o domani subiranno questo trattamento.


"Ero in fila per il bagno delle donne. Arrivano dei poliziotti penitenziari e invitano alcune ragazze dietro di me, le ultime della fila, ad andare piuttosto ai bagni esterni. Le colleghe dietro di me si rifiutano, giustamente, perché era quasi il loro turno e già avevano fatto 20 minuti di fila (fare la fila in bagno significa perdere tempo prezioso per la stesura della prova scritta). In maniera molto tranquilla hanno spiegato che non avrebbero voluto perdere altro tempo a fare un’altra fila.
Il poliziotto (oltre a frasi del tipo: “Vi faccio passare dei guai”, “Allora ti lascio cintura e pistola e lo fai te il mio lavoro”) va a chiamare due colleghe poliziotte, le quali si avvicinano alla nostra fila, dicendo: “Non vogliono andare fuori che hanno freddo?! Lasciatele stare qui che le riscaldiamo noi!”
E iniziano a perquisire una ad una le ragazze in fila. Me compresa.
Io lì per lì non ho capito quello che stesse succedendo, non me lo aspettavo, visto che durante le due giornate precedenti non avevo avuto esperienze simili.
Capisco che c’è un problema nel momento in cui una ragazza esce dal bagno piangendo. Tocca a me e loro mi dicono di mettermi nell’angolo (non del bagno, ma del corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento) per la perquisizione. Non mi mettono le mani addosso, sono sincera.
Mi fanno tirare su maglia e canotta, davanti e dietro. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni. Ma la cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande. Io mi stavo vergognando come la Peggiore delle criminali e le ho tirate giù di mezzo millimetro. A quel punto mi hanno detto: “Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo, che non se le vuole tirare giù?!”
Mi sono rifiutata, rivestita e tornata al mio posto ma ero allibita.
Questo è quello che oggi è successo a me e ad altre mie colleghe.
Ed ha solo un nome: VIOLENZA".

Ora facciamo un piccolo passo avanti e chiariamo perché è violenza:

1. Il Ministero, secondo quanto riportato dalla stampa, ha dichiarato che la candidata è stata espulsa perché trovata in possesso di bigliettini. Niente di più falso. La candidata non ha mai ricevuto un verbale di espulsione e ha documenti che attestano che abbia portato a termine la prova. Questa si chiama violenza istituzionale.
2. La realtà dei fatti non è il tema del controllo perché alle candidate non è stato richiesto di togliersi le scarpe ma è solo abuso di potere e quindi violenza.
3. Le perquisizioni si fanno in locali idonei non in mezzo ad un corridoio, non facendo tirare giù le mutande a meno che non ci siano gravi sospetti che qualcuno abbia occultato bigliettini. Anche questo è un abuso di potere e quindi violenza.
4. Cristiana ha subito una vittimizzazione secondaria come accade spesso alle vittime di violenze e stupri ed è stata severamente giudicata (anche da molte donne) perché ha denunciato pubblicamente (sui social) la violenza subita. Questo fare giudicante è di fatto violenza.
5. Cristiana ha deciso di denunciare pubblicamente il fatto perché ha dato retta alle sensazioni di mente e corpo: aver subito una cosa che non doveva subire. Cristiana ha pensato che se quella sensazione di schifo l'aveva provata lei - che con la violenza sulle donne ci lavora quotidianamente (è operatrice in un centro antiviolenza ndr) - per le altre candidate doveva essere stata insostenibile.

Ci potete ferire, ma non fermare! Se toccano una, toccano tutte!
Le colleghe e amiche dell'Associazione A.R.Pa. esprimono tutta la loro solidarietà e il loro sostegno alla loro amica, compagna, collega e molto altro, Cristiana.

lunedì 29 gennaio 2018

Al via le iscrizioni al CORSO TUTELAMI-Tutela Minori Vittime di Violenza Assistita


                                                                           
  Calendario Corso
                      
  TUTELAMI-Tutela Minori Vittime di Violenza assistita
                                                                  
 40 h dalle 9.00 ore alle ore 14.00
                                                                 
 Dal 10 Febbraio al 13 Aprile 2018
                                                
 SALA DELLA RESISTENZA-PALAZZO DUCALE-MASSA


Sabato 10 Febbraio “Linee Guida per gli interventi nei casi di violenza assistita a cura del CISMAI” Dott.ssa Roberta Luberti (5h)

Venerdì 16 Febbario “Gli abusi sui minori” Dott.sse Erika Balestri e Elisabetta Ferrante (5h)

Sabato 24 febbraio “L'affido ai servizi sociali” Dott.sse Tiziana Pasqui e Paola Giusti (5h)

Venerdì 9 Marzo “L'elaborazione dei traumi subiti” Dott.sse Erika Balestri e Annalisa Cagetti (5h)

Venerdì 23 Marzo “Il funzionamento della rete di protezione e delle strutture che accolgono madri e figli/e” Dott.ssa Rossana Tognoni e CAV Coordinamento TOSCA (5h)

Venerdì 30 Marzo “Esperienze e testimonianze dirette a cura del CAV D.U.N.A.” (5h)

Venerdì 6 Aprile “Aspetti legali minorili” Avvocate Laura Del Mancino e Elisa Forfori (5h)

Venerdì 13 Aprile Focus group sul tema coordinato dalla Dott.sse Erika Balestri e Annalisa Cagetti (5h)


Per iscriversi al corso è necessario inviare una e.mail all'indirizzo associarpa@gmail.com indicando nominativo, eventuale Ente di appartenenza e numero di telefono entro martedì 6 febbraio 2018.




Con il patrocinio di 

Regione Toscana e Comune di Massa



giovedì 25 gennaio 2018

Violenza assistita, separazioni traumatiche, maltrattamenti multipli. Percorsi di protezione e di cura con bambini e adulti


La giornata del 24, in occasione del compleanno del Centro Antiviolenza D.U.N.A. di Massa, è stata un successo. Non solo per gli importanti contenuti esposti dalla Dott.ssa Luberti, ma anche per le testimonianze dirette di donne che hanno fatto e fanno percorsi di vita difficilissimi. Testimonianze preziose ed emozionanti che ci hanno arricchito ancor di più nel nostro impegno di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne e sui minori. Stiamo iniziando un cammino sicuramente impervio, ma che non possiamo e non vogliamo non percorrere, quello di lavorare con i bambini e le bambine vittime di violenza assistita e/o diretta. 
Questo nostro grande progetto nasce da una necessità che in anni di lavoro al Centro Antiviolenza si è palesata sempre più e che è quella dei/lle minori delle nostre donne in carico. Non si può prescindere dal lavorare alla fuoriuscita dalla violenza di una donna che è anche madre, senza lavorare contemporaneamente sulla diade madre/figlio-a . Con il lavoro presso la nostra casa rifugio sempre più abbiamo potuto toccare con mano come sostenere le donne voglia dire sostenere i/le loro figli/e, come aiutare una donna a rinascere e riappropriarsi della propria vita e del proprio sè, voglia dire incidere positivamente sul rapporto madre/figlia-o e come incidere positivamente su questo rapporto voglia dire rafforzare i/le minori vittime di violenza e maltrattamenti ed aiutarli a superare il trauma. A tutto questo si aggiunge lo studio delle linee guida del CISMAI e la realizzazione di laboratori ludico-creativi per minori che devono superare traumi legati alla violenza vissuta e subita tra le mura domestiche dalla figura paterna.

La Dott.ssa Roberta Luberti è medica, psicoterapeuta sistemico relazionale, psicotraumatologa, terapeuta EMDR, dalla fine degli anni Ottanta si occupa degli esiti e della cura dei traumi, in particolare di ordine relazionale. Socia fondatrice e Presidente del CPTR (Centro di PsicoTraumatologia Relazionale), membro di Exedra Centro Cura e Salute per la Persona, le Coppie e le Famiglie, lavora a Firenze, dove svolge attività clinica, di formazione, ricerca e supervisione. È stata Presidente del CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) e Responsabile della Commissione CISMAI sulla violenza assistita da minori nei casi di violenza domestica. È stata inoltre Membro dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia ai fini della stesura del Piano Infanzia, in rappresentanza del CISMAI. Ha svolto attività di ricerca e formazione con il Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza e con altri Enti nazionali e internazionali e ha fatto parte del Gruppo di lavoro sul Monitoraggio della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e l’Adolescenza, coordinato da Save the Children. È stata socia fondatrice del Centro antiviolenza Associazione Artemisia, in cui ha operato fino al 2008. Ha scritto moltissimi libri e articoli sui temi della violenza intrafamiliare.


Avremo l'onore di avere nuovamente con noi la Dott.ssa Luberti alla prima lezione del corso da noi organizzato TutelaMI- Tutela Minori Vittime di Violenza Assistita- il 10 Febbario 2018.A breve daremo tutte le informazioni necessarie per iscriversi al corso di 40h che darà modo di approfondire e dare strumenti operativi a coloro che a vario titolo lavorano presso servizi che accolgono donne e minori e a persone interessate a tale importante tematica.


lunedì 9 ottobre 2017

STALKING: Confidiamo in una riforma della riforma. Subito.



Succede a Torino che un uomo di 39 anni, denunciato per “atti persecutori” per aver inseguito, per
due mesi!, una ragazza di 24 anni, “ovunque lei si recasse” (come si legge negli atti giudiziari), sia
stato rinviato a giudizio.
Succede che l’imputato, durante l’udienza di rito abbreviato, abbia offerto 1.500 euro come risarcimento del danno.
Succede che, nonostante la parte lesa abbia rifiutato, il GUP abbia ritenuto la cifra “congrua”, abbia disposto il deposito della somma su un libretto intestato alla donna e abbia dichiarato sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162-ter del codice penale.

Il reato è estinto, lo stalker è libero, la parte lesa è doppiamente vittima, dello stalker prima e del
sistema legislativo e giudiziario poi. Il Giudice ha applicato una legge, che, va detto, è decisamente
una "cattiva" legge.

L'art. 162-ter del codice penale, introdotto con legge n. 103 del 2017, prevede che "nei casi di
procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la
persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente (...) il danno cagionato dal reato,
mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o
pericolose del reato”. Tra i reati procedibili a querela soggetta a remissione rientrano anche alcune
ipotesi di stalking, alle quali si estende, dunque, la nuova causa di estinzione del reato per condotte
riparatorie.
È inoltre previsto che il risarcimento possa essere sostituito dall’offerta reale formulata
dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della
somma offerta a tale titolo.
La sentenza del tribunale di Torino, emessa giusto qualche giorno fa, è la prima applicazione pratica
di tale riforma al reato di stalking. Reato estinto per aver l’imputato pagato una somma pari a 1.500
euro, indipendentemente dalla volontà contraria della vittima.
Forse non è chiara la gravità della pronuncia e per questo ricordiamo che, con l’introduzione del
reato di stalking nel 2009, si è finalmente cercato di dare una risposta sanzionatoria appropriata a
condotte che, fino a quel momento, venivano inquadrate nei meno gravi delitti di minaccia, violenza
privata o nella contravvenzione di molestie. Fattispecie, queste, che si sono dimostrate spesso
inidonee a fornire una tutela adeguata a fronte di condotte che presentano un coefficiente di gravità
maggiore, sia per la reiterazione degli atti persecutori, sia per la loro incidenza negativa sulla sfera
privata e familiare della vittima. La riforma del 2009 ha cercato, pertanto, di consentire un
intervento efficace, anche sotto il profilo cautelare e di tutela della vittima, nei confronti di condotte
volte a controllare e a limitare la libertà della persona messe in atto solitamente da partner o ex
partner, condotte di solito prodromiche rispetto a fatti più gravi quali aggressioni sessuali o
femminicidi.

Possibile, allora, che qualche mese fa si sia introdotta la possibilità di estinguere alcune ipotesi di
stalking con il pagamento di una somma pecuniaria? Ebbene sì.

Senza alcuna rilevanza della volontà della parte lesa? Ebbene sì.

In un Paese in cui ogni tre giorni viene uccisa una donna? Ebbene sì.

Quanto valgono la sofferenza di una donna, la limitazione della sua libertà, la sua vergogna, la sua
paura, la compromissione delle sue abitudini di vita? Più o meno 1.500 euro, a quanto pare.

Confidiamo in una riforma della riforma. Subito.

(Cristiana Sani)